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...Vedremo...stronzolo e panda...la nostra storia d'amore
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La vita è sempre piena di sorprese, sorprese che a volte possono renderti felice...ed altre volte ti cadono addosso come un macigno, l'importante è sapersi sempre e comunque rialzare.

Son tante le cose che ho avuto dalla vita...e troppe le cose che ho perso...vorrei dir basta ma non è così!

Le gioie violente hanno violenta fine, muoiono nel loro trionfo come la polvere ed il fuoco si distruggono al primo bacio, quindi ama moderatamente l'amore che dura fà così!

In amore le azioni non riescono mai a mostrare il fondo del cuore e le parole sono insufficenti. Come la religione l'unica saggezza è credere ciecamente: una saggezza che è pura follia!




 

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Storia...
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6 marzo 2008

Meidum

Il sito di Meidum, situato 75 chilometri a sud del Cairo, può essere considerato la propaggine meridionale delle necropoli menfite.
Qui Snefru (2575-2551), primo sovrano della IV dinastia, fece erigere quella che può essere considerata l'ultima piramide a gradoni.
La struttura fu successivamente ampliata e trasformata in una vera e propria piramide con copertura inclinata.
Anche il complesso funerario del sovrano mostra un'evoluzione rispetto a quelli di epoca precedente. Il tempio dedicato al culto del re defunto si erge, infatti, contro il lato est (invece che contro quello nord) della piramide ed era collegato con il cosiddetto "tempio a valle" (ora scomparso sotto le abbondanti coltivazioni)) tramite una rampa in discesa.
Tra il tempio funerario e la piramide si apre un cortile dove si trovano una tavola per le offerte e due stele anepigrafi.
A nord della piramide si estendeva la necropoli che ospitava i funzionari vissuti nella prima parte della IV dinastia.
Molti secoli più tardi, a partire dalla XVIII dinastia, è attestata nelle vicinanze del complesso funerario l'esistenza di un insediamento, ricordato dai documenti scritti fino in epoca romana. Il suo nome, Meri Atum, sarebbe all'origine del toponimo arabo moderno, Meidum, appunto.
Due sarcofagi in calcite provenienti da una necropoli della III dinastia sono i più antichi reperti rinvenuti a Dahshur. La località, 50 chilometri a sud del Cairo, fu scelta da Snefru per erigere il proprio monumento funerario dopo che la sua piramide a Meidum aveva mostrato cedimenti strutturali che avevano condotto all'abbandono della sua realizzazione.
Anche il terreno scelto da Dahshur si rilevò però di natura cedevole.
In un primo momento gli architetti tentarono di salvare quanto già costruito della struttura apportando sostanziali modifiche all'ambizioso progetto originale: qualora la piramide fosse stata realizzata, avrebbe dovuto superare in dimensioni quella di Cheope.
Fu deciso di aumentare l'inclinazione dei lati e, di conseguenza, di diminuire l'altezza di tutto il monumento. Questi provvedimenti si rivelarono però privi di efficacia e i segni di cedimenti continuarono a manifestarsi. Gli architetti dell'epoca sopravvalutarono sicuramente il problema visto che la piramide a doppia pendenza ha resistito pressochè intatta all'usura dei secoli.
Nel ventinovesimo anno di regno, Snefru decise la costruzione di una terza piramide, due chilometri più a nord rispetto alla precedente e con un'inclinazione dei lati maggiore di questa.
La così detta piramide rossa fu, stavolta, portata a termine e sembra che Snefru sia stato realmente seppellito al suo interno.
Le ricerche archeologiche intorno alla piramide rossa hanno inoltre rilevato l'esistenza di un centro abitato e di un'area adibita a laboratori, entrambi utilizzati dalle maestranze che lavoravano alla costruzione delle piramidi.
Un insediamento, sempre risalente al regno di Snefru, è inoltre menzionato in due decreti della fine dell'Antico Regno ritrovati a Dahshur.
Recenti prospezioni nell'area ne hanno indicato l'esistenza al limitare del terreno coltivato e a una profondità di circa sei metri sotto la sabbia.
Amenemhat II (1932-1898), Sesostri III (1881-1842) e Amenemhat III (1842-1794) tornarono a utilizzare il sito di Dahshur come necropoli reale e qui eressero le loro piramidi in mattoni crudi rivestite di pietra calcarea.
Queste piramidi erano circondate da mura di recinzione, all'interno delle quali sono state riportate alla luce sepolture di principesse e regine e (nel caso di quella di Amenemhat III) di effimeri sovrani della XIII dinastia.
Anche alcuni funzionari, vissuti prevalentemente nel corso del regno di Sesostri III, scelsero Dahshur come luogo dove realizzare le loro tombe a mastaba. Proprio queste sono state oggetto di accurati restauri in anni recenti.




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19 settembre 2007

Ramses II

Il colosso in pietra calcarea di Ramesse II, visibile oggigiorno in un edificio costruito per ospitarlo, faceva parte di una coppia posta all'entrata dell'immensa cinta murata che circondava il complesso templare di Ptah e Menfi.
Il secondo, mantenutosi in migliori ondizioni, si innalza oggi al centro della piazza antistante la stazione ferroviaria principale del Cairo.
Le due sculture rientravano nei lavori di sistemazione del santuario voluti da Ramesse II ed eseguiti con tutta probabilità da suo figlio Khaemuaset che, per circa un trentennio, detenne la carica di Sommo sacerdote del dio Ptah a Menfi.




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19 settembre 2007

Bakenrenef

Tra le tombe di Epoca Tarda di Saqqara, quella del visir di Psammetico I Bakenrenef, vissuto tra il 664 e il 624, è da considerare la più notevole per la vastità e la ricchezza della decorazione.
Scavata nella falesia rocciosa a sud-est del complesso funerario di Djoser, prevede un pilone e un cortile che procedono la parte ipogea, costituita da un vestibolo, una sala ipostila e una cappella preceduta da una sala per le offerte.
Alcuni pozzi conducono alle camere funerarie, dove erano stati inumati Bekerenef e i membri della sua famiglia.
La tomba restò infatti in uso fino in epoca tolemaica, quando un discendente del visir apportò modifiche e ampliamenti alla parte sotterranea della struttura.
La tomba è oggetto di scavo e studio da parte di una missione archeologica dell'Università di Pisa da Edda Bresciani.




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9 settembre 2007

La Maschera d'Oro

Durante gli scavi effettuati da Auguste Mariette nel Serapeo, fu ritrovata questa maschera d'oro (ora conservata al Museo del Louvre) che cela un enigma.
All'inizio fu attribuita a Khaemuaset, il figlio di Ramesse II che detenne la carica di Sommo sacerdote di Ptah a Menfi.
I metodi sbrigativi utilizzati dall'egittologo francese (per rimuovere un crollo arrivò persino a impiegare la dinamite) hanno però portato a dubitare di tale identificazione e la reale localizzazione della tomba di Khaemuaset, della quale sono stati recuperati numerosi frammenti a Saqqara resta tuttora un mistero.




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9 settembre 2007

Il Serapeo

L'adorazione del toro Api, manifestazione terrena del dio Ptah, è attestata a Menfi sin dalle epoche più antiche della storia faraonica.
Serapeo (da Usir-Hapy, il toro Api defunto) è il nome dell'area di Saqqara dove venivano sepolte le mummie dei tori destinatari in vita di questo culto.
Fino al regno di Ramesse II (1279-1212) vi era  la consuetudine di inumare gli animali sacri in tombe  isolate.
A partire dal regno di questo sovrano si cominciò invece a porre le mummie in imponenti sarcofagi collocati in camere funerarie che si affacciavano su un'unica galleria (detta "minore") sotteranea.
Nel corso della XXVI dinastia fu inaugurata una nuova galleria (detta "maggiore"), perpendicolare a quella più antica, che restò in uso fino all'epoca greco-romana.
Nell'area soprastante le due gallerie, sorgevano cappelle dedicate al toro Api.
Nectanebo I (380-362) si occupò della definitiva sistemazione del centro di culto ed è attribuito a lui il viale di sfingi che collegava, a est, il Serapeo alla città di Menfi.
 




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24 agosto 2007

Apel-el

A partire dagli anni ottanta del secolo scorso, una missione francese diretta da Alain Zivie scava nella zona della falesia rocciosa di Saqqara in prossimità del luogo in cui, in epoca tarda, sorgeva il Bubasteion, il tempio dedicato alla dea gatta Bastet.
L'esplorazione dell'area ha riportato alla luce tombe rupresti databili ai regni di Akhenaton e Tutankhamon (seconda metà del XIV secolo a.c.), in cui furono inumati cortigiani e influenti dignitari.
La tomba di Apel-el, visir sotto Akhenaton, è quella che ha restituito la maggior messe di materiale: in un ambiente nascosto sotto la scala  che conduce gli ambienti  più profondi dell'ipogeo sono stati riportati alla luce i corredi funerari  di  Apel-el e di alcuni membri della sua famiglia.
A non molta distanza è stata invece ritrovata la tomba di Maya, nutrice di Tutankhamon.
I più recenti scavi dei francesi hanno invece condotto alla scoperta della sepoltura di Raya, un sacerdote vissuto nel corso del regno di Akhenaton.




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3 dicembre 2006

Horemheb

Prima di divenire faraone, Horemheb (1319-1291) era stato generale dell'esercito di Tutankhamon.
Come molti funzionari dell'epoca si fece preparare una tomba nel deserto a sud della piramide di unis. Il suo sepolcro prevedeva una sovrastruttura, sottoposta a tre ampliamenti successivi, il cui sviluppo richiama la pianta di un tempio: un pilone precede una serie di cortili che culminano in una sala di culto fiancheggiata da due cappelle. A seguito di scavi effettuati agli inizi del XIX secolo, molte parti della decorazione parietale sono etrate a far parte delle collezioni egizie di tutto il mondo. Nella maggior parte delle scene, realizzate secondo i canoni dell'arte post-amarniana, sulla fronte di Horemheb è stato aggiunto l'ureo, il cobra emblema della regalità faraonica.




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3 dicembre 2006

La caccia di TY

La decorazione della tomba di ty (inizio XXIV secolo a.C.)), sovrintendente di piramidi e templi solari della V dinastia, è annoverata tra gli esempi più splendidi di arte del periodo.
I delicati bassorievidipinti, che coprono le pareti interne del sepolcro, raggiungono apici di perfezione formale soprattutto nelle scene di vita quotidiana.
Lo stile ordinato e idealizzata dell'arte della V dinastia dà vita a immaini ricche di vivido movimento che tentano, riuscendovi, di riprodurre il quotidiano fino nei suoi minimi particolari.
la fusione tra formalismo e naturalismo trova la sua massima espressione nella scena palustre, dove l'ordinato e geometrico sfondo di papiri fa da contrappunto a un corso d'acqua brulicante di pesci, coccodrilli e ippopotami.




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3 dicembre 2006

Hemaka

La tomba di Hemaka (S.3035), databile al regno di Den (I dinastia,XXIX secolo a.C.), fu scoperta da Emery nel 1935-1936. Gli scavi, oltre a interessare la vasta sovrastruttura in mattoni crudi, riportarono alla luce una serie di ambienti sotterranei, identificati come magazzini, al cui interno furono rinvenuti numerosi oggetti del corredo funerario di Hemaka. Tra questi hanno particolare rilevanza un foglio di papiro, privo di testo, e un frammento di calcare (ostracon) su cui è dipinto un bovino: si tratta dei più antichi esempi di questi materiali che, nelle epoche successive, saranno utilizzati da scribi e artisti come supporto per scrivere o disegnare. In un contenitore furono trovati quarantacinque dischi in vario materiale, interpetrati come pezzi di un gioco.




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3 dicembre 2006

Saqqara: le necropoli private

Le vaste tombe con sovrastruttura in mattone crudo, databili alla I dinastia (2920-2770), che si estendono lungo il limite orientale della fascia desertica di Saqqara, sono state a lungo oggetto di un acceso dibattito. Si riteneva che dovessero essere interpretate come cenotafi dei primi sovrani dell'Egitto unificato che avrebbero così voluto affermare la loro sovranità sull'Alto e il Basso Egitto facendosi seppellire ad Abido, città di origine della I dinastia, e realizzando una tomba fittizia in prossimità di Menfi, capitale del regno.
In anni recenti, grazie a un'esame più accurato degli oggetti dei corredi funerari, si è potuto stabilire con una qualche certezza che le tombe in mattoni crudi ospitavano invece le sepolture di importanti funzionari del regno. Le sovrastrutture in mattoni crudi dei loro sepolcri, di forma parallelepipeda e con mura decorate ad aggetti e rientranze, hanno il nome di mastaba.
Imhotep, nel realizzare il sepolcro di Djoser trasse ispirazione proprio dalle mastaba dei funzionari, trasformando la struttura in mattoni crudi in un monumento di pietra che riuscì a elevare ottenendo la più antica piramide della storia. Per la costruzione del complesso funerario di Djoser fu scelto un luogo di forte impatto visivo, un rilievo posto alla fine dela via di accesso alla necropoli di Saqqara che, in quest'epoca, aveva inizio a ovest dell'odierno villaggio di Abu Sir.
Lungo questa porzione di deserto, i funzionari della III dinastia fecero realizzare le proprie tombe, tra cui è bene ricordare quella di Hesyra, dove fu rinvenuta una serie di pannelli lignei (oggi al museo del Cairo), che decoravano la sala per le offete, in cui il defunto è raffigurato in un bassorilievo di elevata qualità.
Sin dalle sue prime attestazioni, la mastaba era concepita come un sepolcro che riproducesse la dimora del defunto. Con il passare del tempo gli spazi al suo interno raggiunsero una sempre maggiore articolazione fino ad assumere l'aspetto di stanze di una vera e propria abitazione. Le pareti cominciarono a riempirsi di rilievi dipinti che riproducevano soprattutto scene di vita quotidiana.
Alla base di questa scelta figurativa corrisponde la speranza che la vita oltremondana non fosse altro che una continuazione della vita terrena.
Il mondo degli egizi è riprodotto nei minimi particolarie, accanto a temi che (con poche variazioni) vengono ripetuti in più tombe, compaiono immagini che riproducono momenti particolari del vivere di tutti i giorni.
Ogni individuo faceva decorare il proprio sepolcro scegliendo le scene che meglio descrivevano la carica amministrativa o religiosa che aveva tenuto da vivo. Queste immagini si rivelano oggi preziose per ricostruire il quadro storico del periodo e forniscono informazioni sulle varie professioni, ma anche sugli svaghi di una classe di funzionari e dignitari che, per quasi mezzo millennio resse e fece prosperare l'apparato statale faraonico.
Il modo di realizzazione dei rilievi privilegia la composizione ordinata dell'intera scena e restituisce l'immagine complessiva di una società fortemente gerarchizzata. In ogni tomba aveva particolare importanza la sala delle offerte. Qui, su una delle pareti era scolpita una falsa porta che dovava consentire al defunto di continuare a restare in contatto con il mondo e davanti alla quale venivano poste tutte le derrate alimentari necessarie alla sua sopravvivenza nell'aldilà.
La fine dell'Antico Regno (XXII secolo a.c.) e la successiva frammentazione dello Stato condusse a una perdita di importanza di Menfi e al conseguente abbandono delle sue necropoli.
L'altopiano di Saqqara fu nuovamente utilizzato come necropoli al termine della XVIII dinastia quando i sovrani, forse a causa dello strapotere del clero di Amon-Ra di tebe (Luxor), decisero di tornare a utilizzare Menfi come centro amministrativo.
Alcuni funzionari vissuti nel corso del regno di Tutankhamon (1333-1323) fecero realizzare la propria tomba ai piedi della falesia rocciosa prospiciente alla città, mentre le più alte cariche dello stato (tra cui il generale Horemheb, che di lì a poco sarebbe divenuto faraone) scelsero di farsi seppellire nel deserto a sud della piramide di unis, in tombe la cui sovrastruttura ricorda quella di un tempio.
A Saqqara, nel corso della XXVI dinastia (664-525) fu sviluppato un nuovo tipo di sepoltura che garantiva maggiori garanzie contro le violazioni. Una camera a volta che ospitava il sarcofago del defunto era posto al termine di un ampio pozzo che, una volta riempito di sabbia, rappresentava un ostacolo pressochè insormontabile per chi avesse voluto raggiungere il luogo di sepoltura.
Una serie di queste tombe, che ospitava le spoglie di un certo Iuefankh, è stata recentemente riportata alla luce dopo un lavoro di rimozione della sabbia che ha richiesto svariate campagne di scavo.
In epoca greco-romana Saqqara continuò a essere considerato un luogo di sepoltura privilegiato e molti egizi scelsero di farsi seppellire un pò in tutta l'area e, in particolare nelle zone limitrofe al Serapeo.
La maggior parte delle sepolture consistevano in sarcofagi all'interno di semplici fosse nel terreno.




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